Lo Champagne ci piace tanto…sì, ma perché?

È chiaro che lo Champagne esercita un fascino particolare, fa presa sul degustatore esperto e sul neofita, esalta l’improvvisato declamatore di brindisi di fine anno così come incuriosisce il ricercatore estremo di cuvée particolari.

Da sommelier potrei cominciare a dare spiegazioni sulle percezioni sensoriali che ci restituisce un bel calice di champagne, potrei parlare dell’esame visivo, di quello olfattivo, di come si è evoluta la valutazione del perlage e così via, ma voglio evitare il tedio che mal si addice a questi giorni di festa e mi limito a riassumere tutto in poche parole: “equilibrio elevato all’eccellenza”, è questo che lo rende irresistibile.

Lo champagne riesce inoltre a sfoggiare una versatilità che nessun altro alcolico può vantare.

È perfetto come vino da aperitivo, può accompagnare tutto il pasto, è perfetto per due chiacchiere dopo cena e, nelle sue declinazioni dolci, è perfetto anche sul dolce; ogni abbinamento fa risaltare una delle molte sfaccettature che ogni champagne presenta. Devo ammettere di non essere ancora pronto ad abbinarlo anche ai sottaceti, come fanno i nostri cugini d’oltralpe, ma per il resto sono totalmente allineato alla scuola di pensiero che ne esalta l’utilizzo universale.

Addirittura la scienza ha provato a fare ricerche in merito e secondo il Prof Barry C. Smith fondatore del centro studi sensoriali di Londra (http://flavoursense.com/ask-the-scientist/professor-barry-smith) sarebbe l’acido glutammico, che è presente in maniera particolare nello champagne, a fare da amplificatore di percezioni sensoriali e rendere speciale questo vino.

L’ultimo motivo è quello più immateriale ma quello che allo stesso tempo viene percepito di più: l’allure del lusso che circonda ogni etichetta famosa, quel sottile piacere di bere qualcosa di esclusivo, qualcosa che ci proietta in un ristretto olimpo di privilegiati per qualche sorso.

E si potrebbe andare avanti a cercare altre risposte, ognuno avrebbe un ottimo motivo per bere champagne.

Ma soprattutto perché impegnare tutto questo tempo a chiedercelo?

È buono, ci piace e ci fa stare bene, quindi brindiamo.

Alla salute!

Rino Trano (sommelier AIS)