“Non pretendo che i miei vini piacciano a tutti” è la premessa/promessa di Stanko Radikon. In effetti i suoi vini sono estremi, radicali, da amare o odiare.
Sta di fatto che la cantina Radikon è uno dei principali punti di riferimento del movimento naturale italiano e internazionale. Siamo a Oslavia, l’epicentro sismico degli Orange Wines, su quelle colline di Ponca (marna e arenaria stratificata) che segnano il confine tra Collio e Slovenia.
Il percorso di ricerca di Stanko Radikon parte dalla fine degli anni 70, nella campagna goriziana: il ripudio dell’acciaio e la scommessa sulla barrique, con la produzione di grandi Merlot. Poi le lunghe macerazioni (fino a 4 mesi) sulle bucce di uve bianche in grandi tini a tronco conico che sostituiscono le barrique, che darà origine ai cosiddetti orange wines, assieme al collega, amico e concorrente Josko Gravner. La cantina, oggi diretta dal figlio Sasa, continua producendo seguendo gli stessi metodi artigianali.
Amarli o odiarli, si diceva. Noi di Vinopoly.it li amiamo. E se li si ama, poi non se ne potrà più fare a meno.
Chi sceglie Radikon non beve solo vino, beve un pezzo di storia della viticoltura naturale.
Il Vino
Lo Slatnik prende il nome da una delle parcelle storiche di Oslavia ed è l’interpretazione di Saša Radikon del blend internazionale-autoctono. Composto per circa l’80% da Chardonnay e il 20% da Tocai Friulano (oggi chiamato Jakot o Friulano), è un orange wine che gioca sull’equilibrio tra la grassezza internazionale e la sapidità locale.
La vinificazione segue il protocollo della linea “S”: diraspatura e fermentazione spontanea in tini di rovere con macerazione sulle bucce di 10-14 giorni. Questo contatto, più breve rispetto ai mesi della linea classica, dona un colore arancio dorato brillante e preserva la freschezza aromatica.
Dopo la svinatura, affina per 18 mesi in botti grandi di rovere e riposa in bottiglia. Rispetto al Sivi (più speziato), lo Slatnik è più “fruttato” e rotondo: al naso esplode con note di albicocca matura, pesca gialla sciroppata e scorza d’arancia candita, con un sottofondo minerale salmastro. In bocca è avvolgente, con una trama tannica presente ma “dolce” e una beva pericolosamente facile.
Ricordiamo che questi vini vanno serviti alle stesse temperature dei vini rossi e non devono essere conservati in frigorifero.
Provenienza: Italia, Friuli-Venezia Giulia
Denominazione: Venezia Giulia IGT
Vitigno: 80% Chardonnay, 20% Friulano
Annata: 2023
Alcol: 13%
Formato: 0,75 l
Affinamento: 12 mesi in botti di rovere dai 25 ai 35 hl
Abbinamenti: Perfetto con formaggi erborinati (Gorgonzola, Roquefort), risotti mantecati con verdure amare (radicchio), o carni bianche salsate come il pollo al curry. Da provare assolutamente con fegato alla veneziana
Premi/Punteggi: 95/100 Wine Spectator [annate precedenti]










